sabato, 16 maggio 2009









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domenica, 28 dicembre 2008
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categoria:news, arte, testimonianze, video
venerdì, 20 giugno 2008
Io sono il poeta e la morte
io sono soprattutto la morte
o forse il poeta
io sono il poeta morto...

...e di questa malinconia mi porto
il peso che mi seppellirà sorridente
con la soddisfazione del papavero
esiliato ai bordi d'un giardino. 

Giuseppe Tenti

Ieri mattina il poeta Giuseppe Tenti ci ha lasciati. E' stato e resterà per sempre un amico nel mio cuore , un grande artista, il poeta. Ciao Giuseppe.
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categoria:testimonianze, arte e cultura, scritti di ignazio fresu
venerdì, 30 maggio 2008

Questa intervista è stata fatta da Eros Tetti ad Ignazio Fresu ed è pubblicata su ANTS  Arte e artisti per la nonviolenza; l'intervista ha avuto luogo nel Web attraverso e-mail cioè una domanda ed una risposta, un modo riflessivo per dare il tempo adeguato a formulare una risposta meditata.  

Parlaci un po' di te da dove vieni chi sei e soprattutto perchè e come hai scelto l' arte e di voler essere un artista?

Vengo dalla Sardegna dove sono nato, poi volendo continuare gli studi dopo il Liceo Artistico mi sono trasferito a Firenze per frequentare l’Accademia di Belle Arti e, come succede a tanti corregionali, una volta attraversato il mare ci si rende conto che un’isola è un’isola e, soprattutto, a quel tempo, vivere in Sardegna avrebbe limitato i miei interessi. In realtà non ho mai pensato di voler essere un’artista così come viene comunemente attribuito. Le opere che realizzo e che ho realizzato sono nate e nascono da un’esigenza indipendente, una necessità autonoma che nulla ha a che vedere con la “volontà” dell’essere artisti. In questo senso non sono stato io a scegliere l’arte ma ho sempre vissuto questo rapporto con naturalezza.

Allora raccontaci meglio cosa intendi per " esigenza indipendente" che non dipende dalla volontà... Senti come una necesssità profonda? più forte di te?

Questa esigenza nasce più che da uno stato d’animo, da una riflessione interiore che trova nella rappresentazione estetica la sua espressione.

Ma entriamo più nello specifico, a mio avviso sei un bravissimo scultore che riesce a trasformare imballi, cartone e polistirolo in opere fantastiche. Spesso guardando le tue creazioni sento una forte spiritualità, sono opere forti e dignitose le tue. Raccontaci un po' di loro...

Voglio innanzitutto chiarire che l’utilizzo di materiali quali imballi di cartone e polistirolo non nasce dall’esigenza di realizzare opere legate al riciclaggio fine a se stesso, così come generalmente viene attribuito a questa tipologia di lavori, ma il recupero di questi, sono un mezzo con cui appropriarsi di materiali “disponibili”, privi di costi e dalla forte pregnanza simbolica. Recuperare non significa riciclare, nell’idea di riciclaggio come fine, vedo una qualche forma di giustificazione, inclusa “l’assoluzione”, nei confronti di questa nostra società basata sul consumismo. D’altra parte il recupero di materiali riciclabili ed il loro riutilizzo determina l’appartenenza a questa area geografica, sociale e temporale, allo stesso modo con cui un’artista di un altro luogo o di un’epoca diversa, sceglieva i materiali a lui più idonei.
Questi materiali sono inoltre carichi di significati propri ed intrinseci legati al mondo in cui viviamo, sono icone della nostra epoca.

Gli scarti e il consumismo, che tu definisci criticamente le icone della nostra epoca, le tue opere che spesso fanno riferimento ai filosofi pre-socratici soprattutto Eraclito, ci vuoi dire di più, rendici partecipi della tua visione del mondo, e che mondo vorresti?

Il mondo che vorrei? Un mondo che non persegue la crescita del PIL come fine unico che determina una condizione di generale malvivere, lanciati, come siamo, in una folle corsa verso lo sfacelo globale.
Una vera e propria guerra tra nazioni che assume aspetti differenti dalle guerre tradizionali ma che ha conseguenze ben più catastrofiche e di più lunga durata.  Una guerra che non potrà infine evitare di giungere a calpestare tutto e tutti, esaurire ed inquinare ogni risorsa, violare ogni diritto e dimenticare ogni dovere: diritti umani, diritto al lavoro, tutela dell'ambiente, pari opportunità, etc. etc... A causa del PIL siamo tutti indistintamente vittime e carnefici di un massacro, di uno sterminio globale. In questo senso s’inserisce la mia denuncia nei confronti degli scarti e il consumismo: icone della nostra epoca. Mentre il riferimento ai filosofi pre-socratici e soprattutto ad Eraclito, è in funzione di una riappropriazione dello spirito filosofico umano contrapposto al mondo circostante, patinato, plastificato, che ha assunto a modello l'apparenza ostentatamente esteticizzante, incapace, anche solo di ipotizzare, che tutte le cose sono temporanee. Attraverso il riferimento ai filosofi pre-socratici cerco di contrapporre al pensiero materiale espresso dalla società contemporanea, un’idea di “bellezza” insita nella fragilità, nella precarietà e deperibilità.

Tutto si trasforma, tutto muta, io spesso quando ammiro le tue opere ( e dico ammiro non a caso) le sento cariche di una profonda dignità, le sento vive e la sensazione più forte mi scatta quando mi rendo conto che sono imballi... Non sto qui a chiederti cose troppo specifiche sulle tecniche che usi, ma vorrei sapere come ti senti quando crei e dopo quando guardi le tue "creature" quali sono i pensieri e quali sono i sentimenti?

Mi fa molto piacere che i lavori che realizzo siano, a tuo dire, capaci in qualche modo di fornire una qualche emozione. Questo è per me di stimolo soprattutto in considerazione alle innumerevoli difficoltà in cui notoriamente gli artisti operano. Gli oggetti che trasformo nascono da un’idea a cui poi cerco di adeguare, inventandola di volta in volta, la tecnica più appropriata in grado di conformarsi all’idea. Si tratta di operare una ricerca continua attraverso materiali e soluzioni tecniche. Questo produce una tensione emotiva che dalla progettazione non termina se non alla disinstallazione dell’opera. Per esempio ho recentemente realizzato per la mostra “Fragile” che si è svolta a Siena all’interno del frequentatissimo “Cortile del Podestà” nel “Palazzo Pubblico”, un’installazione particolarmente “Fragile” e precaria, alta più di cinque metri e costituita da sei grandi “massi” apparentemente di pietra, sovrapposti uno sull’altro in modo incompatibile alle leggi della fisica. L’installazione scultorea mi ha impegnato attraverso numerosissimi problemi di carattere tecnico: partendo da dei comuni imballi di cartone, ho realizzato, una superficie alla vista ed al tatto molto simile alla pietra ma, al contrario di questa, estremamente leggera. Ho dovuto affrontare anche problematiche tecniche legate alla sicurezza, come rendere sufficientemente robusta l’installazione, avendo osato molto in termini di stabilità! L’opera ha resistito fino all’ultimo non senza procurarmi preoccupazioni a causa dei continui “attacchi” da parte dei numerosissimi visitatori che, incuriositi dall’installazione, oltre a fotografarsi in pose buffe ed inconsuete, per saggiarne la reale consistenza, non esitavano ad assestarle calci, pugni e spinte! Beninteso che sono particolarmente gratificato da questa interattività con il pubblico che considero fondamentale e che ricerco per tutte le mie opere. È questo il metro di giudizio che applico per le mie installazioni ed è per questo motivo che preferisco da sempre esporre in luoghi pubblici frequentati, piuttosto che in strutture specialistiche.

Per chiudere questa intervista... cosa vorresti aggiungere? cosa vorresti far conoscere di te e del tuo mondo?

Vorrei aggiungere qualcosa sul senso della mia ricerca artistica che s’incentra principalmente nel riconoscimento dell’intrinseca bellezza di ciò che è effimero, che non è più al vertice del suo apparire.
Esiste una bellezza che si manifesta sia negli equilibri precari sia nell’apparenza delle cose. Essa disvela la perennità del tutto. È una bellezza pura, non nichilistica, è l’anima di tutte le cose al di là del loro apparire. L’apparire, che nel pensiero Occidentale, attraverso la fede nel divenire, è nascondimento del volto autentico dell’essente, fede che nasce dall’indiscussa convinzione che il divenire sia un uscire dal nulla e un ritornarvi. In opposizione al nichilismo imperante, nella mia ricerca artistica considero la bellezza ciò che permane come sostrato del divenire, non solo come manifestazione di ciò che è mutato, ma nell’agire stesso del mutare. Pur incapaci di riconoscere un principio e una fine per ogni cosa, noi tutti, insieme all'universo intero, apparteniamo a questo moto dove ogni cosa si mostra soggetta al tempo e alla trasformazione, così che il Divenire s'impone come la sostanza stessa dell' Essere che a sua volta ci appare come il rinnovarsi di un ente che prima mancava di una caratteristica e in seguito l'acquista diventando forma. Così anche quello che sembra statico alla percezione sensoriale lo identifichiamo dinamico e in continuo cambiamento. In questo è possibile trovare una chiave di decodifica dell’uomo, il significato autentico della sua essenza: il divenire come identità del diverso, in altre parole elemento che unifica il molteplice. Il divenire somma di opposti che convivono nelle cose e continuano ad esistere anche una volta che non sono più percepibili.

L'intrinseca bellezza oggetto della mia ricerca, dunque,  consiste in una nuova consapevolezza che le cose che non vediamo più, non sono improvvisamente entrate nel nulla ma sono semplicemente scomparse dall' orizzonte degli eventi. Continuano ad esistere in una dimensione che non è quella apparente ed è pertanto proprio in questo divenire che risiede l’eternità di tutto.

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martedì, 10 luglio 2007
Ora che nel vuoto delle parole degli altri è annegata ogni forma di espressione, abbiamo deciso di cercare un modo nuovo di affronatre la vita.
Demistificare luoghi comuni, mettere in luce la fragilità dei confini che separano le categorie di persone e ritornare a chiamare vita l'essenza delle cose: questo è lo scopo di giangilorentz.
Troverete così una scienza rigorosa, ma divertende ed accessibile e una finestra sulle opportunità offerte dall'Open Source.
Il blog "A tutto Lomys" sarà invece l'ironoia, la poesia, la filosofia, le riflessioni e l'amore per lo straniamento di un giovane che non sa se definirsi "un uomo, un perché" o "un perché uomo".
Infine la sezione "Talenti" darà visibilità alle vostre e alle nostre esperienze con la fotografia, la pittura e la scultura.
Ovunque ci saranno ampi spazi per le idee di tutti.
Se una delle vostre necissità è esprimervi, confrontarvi e divertirvi con l'intelligenza, mostrando che il moralismo di chi si ritiene intelligente è ben peggiore dell'inezia dei cosiddetti ignoranti, partecipate al sito e diffondete questo progetto. 
 
Inoltre adesso sta per nascere in collaborazione con il sito ufficiale della creative commons una collaborazione per un progetto di nostra ideazione, che avrà vita sempre su giangilorentz, e dal nome Open Ideas. Con questo progetto vogliamo aprire al mondo intero un modo di vedere del tutto diverso da quello finora sperimentato anche nel mondo degli inventori, ideatori e scienziati.
 
Niccolò Lomys
Giacomo Mazzamuto
Lorenzo Nunziati
 
link: http://www.giangilorentz.it/main/
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giovedì, 17 maggio 2007

Ignazio Fresu e le False Porte
recensione critica di
Vittoria Colpi

Conosco Ignazio Fresu e seguo con interesse il suo percorso artistico. Mi sembrava bello venire a Cormano, al Circolo Culturale Corte Manlio per accogliere questo artista che giunge da Prato dove risiede e lavora. Il cognome ci indica le sue origini sarde, Fresu è nato a Cagliari ed ha frequentato l’Accademia di Belle Arti a Firenze. A Cormano egli ha portato, insieme a diverse tele che richiamano opere di precedenti mostre, un’installazione di una certa imponenza, dal titolo False Porte. Come possiamo vedere, in questa installazione pittura e scultura si fondono dando vita ad architetture - le porte -  essenziali nel loro rigore geometrico e di grande espressività.  Fresu ci ha abituato ad un linguaggio artistico particolare, ricco di suggestioni interpretative e di sperimentazioni su materiali.
Partiamo dall’analisi dei materiali. L’artista usa scarti di lavorazioni industriali e ciò che residua dai processi di consumo: metalli, tubi, polistirolo. In particolare qui egli ha lavorato eseguendo raffinati intarsi  nel polistirolo. Il polistirolo diventa simbolo della nostra società consumista:  si usa e poi deve essere eliminato; è effimero nell’uso ma estremamente durevole nel tempo, conserva le impronte, il calco degli oggetti che esso ha avvolto e racchiuso: è la matrice del nostro tempo.

La materia prima del fare artistico di Fresu si arricchisce poi di un colore che nasce da alchimie su minerali o metalli. Sono ossidi lavorati sia dall’artista che dal tempo. Pigmenti destinati in continuazione a mutare per effetto dell’ossidazione, in una dissolvenza non scevra di grande esteticità.
Le False Porte hanno un colore chiaro, ma nel loro interno conservano anche un po’ di sabbia scura, ricca di ematite e raccolta all’Isola d’Elba. Fresu ha inteso ancora una volta ritornare al passato, recuperare l’arte etrusca e coniugarla in senso moderno.
È un percorso affascinante, quasi una discesa all’Ade per ritrovare una nuova spiritualità. La Falsa Porta è infatti un simbolo mutuato dall’antichità: è una porta - ci spiega Fresu nel dépliant della mostra - invalicabile per i vivi ma attraverso la quale la forza vitale dell’uomo poteva passare creando un legame tra mondo terreno ed ultraterreno.
Con questa installazione il nostro artista sembra volersi confrontare col tempo ed il suo divenire. E le False Porte divengono espressione di una dicotomia da sempre presente  nel linguaggio artistico di Fresu: mondo reale e mondo dello spirito sono racchiusi in esse.
In un contesto in cui il nostro mondo trascinato dal consumismo sembra assorbire e condizionare ogni energia vitale ecco il messaggio di queste False Porte, di queste architetture nate dai residui del consumismo, porte che chiudono ma che offrono contemporaneamente uno spiraglio e invitano a guardare oltre il presente.

Ammiriamo quindi questa composizione, ammiriamo questa sabbia miscelata da minerali brillanti che irradiano luce. Queste False Porte creano tante aperture dove lo sguardo può spaziare verso la luce e  verso nuovi orizzonti, una nuova via d’accesso per l’uomo.

Vittoria Colpi

( perito e critico d’arte )

vicol@tiscali.it


Cormano, 12 maggio 2007

 

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giovedì, 17 maggio 2007

HOY ES MEJOR       FotoPoesia de un Mundo Complejo y Hermoso

Falsas Puertas

Mi amigo Ignazio Fresu se presenta en Milán con sus maravillas de esculturas.
En la antiguedad las Falsas Puertas eran el símbolo de la impenetrabilidad hacia el mundo de los muertos. Las Falsas Puertas eran un pasaje de energía entre lo terreste y espiritual. El artista hace una comparacion con las Falsas Puertas que el individuo debe atravezar en la Modernidad.
Cuántas puertas por derrumbar, atravesar, dejar pasar.. para poder liberar.
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lunedì, 14 maggio 2007

Transitorietà e consumismo a confronto.
di: Elsa Dorella

Ignazio Fresu è nato a Cagliari nel 1957. Trasferitosi a Firenze per frequentare l'Accademia di Belle Arti, inizia qui la sua fortunata carriera artistica.
Per realizzare le sue opere, l'artista utilizza prevalentemente scarti industriali e delle attività di consumo, testimoniando così lo spreco della civiltà moderna e ridando vita ai rifiuti di una società consumistica.
Con l'uso di materiali vulnerabili e deperibili, attraverso particolari tecniche di ossidazione, opacizzazione, scolorimento, avvizzimento, incurvatura e altre forme di deterioramento, Fresu mette a confronto il concetto di "esistenza" e di transitorietà delle cose, con un mondo contemporaneo basato sull'estetica, che pare sponsorizzare l'illusione dell'immortalità.
Attraverso la fragilità e la deperibilità dei suoi lavori, l'artista ricerca la bellezza intrinseca della dinamicità, del cambiamento e di quel percorso estetico che precede il nulla.
Con la mostra False Porte, Igniazio Fresu si ispira alla simbologia antica, per la quale la falsa porta era simbolo dell'impermeabilità del mondo dei morti e, contemporaneamente, legame tra mondo terreno e ultraterreno. Una sorta di passaggio tra la vita e il tempo che inevitabilmente porta in sé l'incontrollabile divenire dell'uomo.
Oggi la società ha realizzato un'incredibile quantità di false porte ideali, fra queste il consumismo che dissipa tutte le risorse, in cui la nostra epoca cerca l'appagamento a tutti i suoi bisogni, asservendo ad esso l'energia vitale.
Le False Porte di Fresu sono residui simbolici, un'invito a riflettere e a guardare oltre.

Articolo di Sara Paradisi tratto dalla rivista www.girami.it/

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lunedì, 14 maggio 2007

Milano: ”Falsa porta” di Ignazio Fresu

di Valeria S.Lombardi

Mai prima d'ora l'incantevole e curato Circolo culturale Corte del Manlio di Cormano(Mi) verrà imprezziosito da una mostra personale dell'artista concettuale Ignazio Fresu dal12 maggio fino al 15 giugno 2007. Tema questa volta ampiamente non solo descritto, ma rappresentato è la ”Falsa porta”.

Se nell'antichità la falsa porta era un simbolo dell'impenetrabilità del mondo dei morti e dal contempo un legame tra il mondo terreno ed ultra terreno,attualmente giustamente l'artista Ignazio Fresu dice che il consumismo (ilmale del nostro odierno tempo) è una falsa porta,che spinge ad entrarvi per trovare benesssere,appartenenza, ma che in realtà vi è solo superficialità, vuoto di valori e di contenuti. Al tema poi della porta mi ha rammentato un gruoppo musicale degli anni'60 del novecento americano appunto i Doors dove chiedevano ”di andare oltre alle porte della percezione”. Per forse due fini e due ambiti differenti sia i Doors che Ignazio Fresu cercano comunque di lanciare un messaggio, un monito,quel varcare è ultile unicamente se si è pronti a crescere interiormente, personalmente, senza lasciarsi corrompere, traviare da falsi ideali creati ad hoc da persone che vogliono lanciare fasulle mode ed altrettanti vani miti. Assieme alle fotografie dellle False Porte, questo artista porterà circa 7 Dissolvenze ovvero delle piccole istallazioni. Tutte testimoniano che bisogna andare oltre alla caducità della vita, andar ben oltre all'aspetto effimero delle graziose,fresche forme, ma saper vedere e riconoscere il vero,la vera bellezza anche quando quella esterna è magari sfiorita. Perchè realmente ciò che più conta è il valore di una persona, non tanto il suo aspetto esteriore e consumistico. Ed una frase di Eraclito mi pare appropriata per questo contesto:”Tutte le cose che abbiamo visto e preso le lasciamo ,quelle che non abbiamo visto nè preso le portiamo con noi”.

Articolo di Valeria S.Lombardi tratto dalla testata Eosarte ed il sito www.eosarte.it

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mercoledì, 13 dicembre 2006

Se effettivamente l'arte concettuale non è mai stata per sua natura diciamolo onestamente "comprensibile" ai tanti perchè se già per primo Joseph Kosuth ravvedeva in questa arte più la concreta realizzazione di un pensiero piuttosto che un'immediata resa ottica od emozionale. C'è però da dire che quando ci poniamo di voler superare il primo ostacolo, quasi quella inconscia presa di posizione mentale si ritrova invece un'arte squisita, imponente, che fa soprattutto riflettere in modo sensato accrescendoci interiormente.

Fatta questa dovuta premessa bisogna così con garbo presentare un grandioso interprete del concettuale italiano ovvero Ignazio Fresu. Un'arte la sua che sembra essere un compendio di tutto già espresso, ma con qualcosa di unico, personale ovvero una lineare e palpabile assonanza, continuo richiamo,scambio tra scelte antiche ed il concreto fatto di materiali odierni, contemporanei.
Un primo punto che si riscontra in tutte le opere di Ignazio Fresu è dato dal pensiero del filosofo Eraclito: l'espressione, la resa in pratica di lavori che esprimono o meglio fanno decadere un principio cardine di questa malsana ed odierna società che punta tutto sull'apparire,sul lato esteriore invece Ignazio Fresu punta ed indica che invece non vi è nulla di assoluto,ma anzi che tutto o meglio il suo fondamento si basa sulla mutevolezza, caducità e trasformazione delle cose ed anche questo pensiero che diviene certezza calza anche per il genere umano.

Sono felice di aver trovato un'artista così impegnato soprattutto anche a voler finalmente aprire gli occhi a questo bel Paese a temi che molte volte vengono costantemente rimossi come da ataviche fobie e tutto viene invece racchiuso,impregnato sul banale e sul superfluo.
Per far capire meglio quanto detto si può partire da un'installazione chiamata"Armonia nascosta è più forte di quella manifesta" dove il pensiero espresso è manifestato da un insieme di mele sospese con filo trasparente di nylon dove attraverso l'impiego di una resina sulla superficie del frutto ne fa proprio volutamente trasparire non solo il mutamento, la decomposizione, ma anche che quando tutto ormai si perde rimane sempre l'originaria forma.

Ciò che rende attualissima, contemporanea l'arte di Ignazio Fresu è il suo costante impiego, utilizzazione di materiali quelli definiti "scarti" industriali soprattutto in primis il polistirolo e poi metalli o che sono già rovinati oppure lo stesso artista gli trasmuta apportando un'ossidazione (per richiamare quel principio di mutevolezza ,trasformazione delle cose,nel valore che queste e in queste vi sia). A questo proposito nascono e si realizzano tanti, tutti lavori di questo splendido artista: Ignazio Fresu come per citarne solo alcuni:"Colonna sospesa",ma anche istallazioni come "Tutte le cose che abbiamo visto e preso le lasciamo, quelle che non abbiamo visto nè preso, le portiamo con noi". Questa è una istallazione che si può definire quasi il testamento o meglio il manifesto della ricerca artistica di Ignazio Fresu da questa dove si ritrovano tutti i costanti elementi usati dall'artista accompagnati da un saggio ed antico aforisma questo è appunto sia un monito, un arrivo e una partenza se si vuole intraprendere questo percorso di vita.apprezzando gli sforzi,le ricerche e le messe in atto di questo concettuale artista italiano.
 

Dott.ssa in Storia dell'arte contemporanea
c/o Università Statale di Milano

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