martedì, 18 agosto 2009

KOTOTAMA



Installazione scultorea permanente

di Ignazio Fresu

28 agosto 2009 - ore 17.30

Portico Palazzo Annonario

piazza Garibaldi - Arcevia (AN)









Kototama, sostanza originaria dell'universo, elemento primordiale che si materializza in pietra.

La nuova installazione scultorea avrà collocazione permanente nel portico del Palazzo Annonario della piazza di Arcevia e sarà inaugurata il 28 agosto in concomitanza ad  AR[t]CEVIA International Art Festival la manifestazione di arte contemporanea che in quella data avrà la sua massima espressione con innumerevoli esposizioni ed eventi artistici.


Kototama, the original substance of the universe, primordial element that materializes itself in stone. The new sculptural installation will have permanent location under the arcade of the Annonario Palace in Arcevia’s square and will be opened on 28th of August in conjunction with  AR[t]CEVIA International Art Festival  the expression of contemporary art which in that time will have its highest expression with innumerable exhibitions and artistic events.




Organizzazione: CGROUP in collaborazione con: Comune di Arcevia, Provincia di Ancona, Cohabitat


[info e programma: www.artcevia.org]


Arcevia Centro Culturale San Francesco (San Francesco Cultural Center) - C.so Mazzini, 64 -   tel. 0731.984561 - 0731.9899226 /  fax 0731.984561 


Ufficio Turistico (Turistic Office)

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giovedì, 13 agosto 2009

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sabato, 16 maggio 2009









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mercoledì, 08 aprile 2009
Frammenti di civiltà
 
Un’esposizione di
Ignazio Fresu
 
Vernissage: 4 maggio 2009 ore 19:00
Via Melchiorre Gioia, 107
20124 - MILANO - ITALY
 
04 maggio - 22 maggio 2009
Da Martedì a Venerdì
dalle 16.00 alle 19.00 e per appuntamento
Tel. e fax.  +39  02 67075024
         Cell.  +39  338 3421624 
La poetica di Ignazio Fresu è articolata e complessa. Alcune opere materiche dal titolo ”Frammenti” ci fanno pensare a ruderi arcaici la cui struttura si articola secondo antiche topografie di città distrutte dal tempo e recuperate solo grazie a scavi archeologici. Questi mettono in evidenza le fondamenta di case o di agglomerati urbani. La raffinatezza cromatica, basata su verdi-azzurri ed aranci, con cui Ignazio Fresu ci presenta questi scavi, costituiscono ritmi geometrici paralleli o ripetuti che si richiamano empaticamente e conferiscono all’opera un che di modulare.
Un’opera di recupero quindi quella di Fresu che vuole riportarci indietro nel tempo per renderci consapevoli di un momento di vissuto umano che non è più, ma che è ancora capace di suscitare in noi le emozioni che la memoria può evocare.
Altre volte la pittura-scultura è costituita da lastre metalliche rettangolari sulle cui superfici emergono incrostazioni materiche, quasi granuli di sabbia o di saldatura che vanno via via ispessendosi scendendo dall’alto in basso. Queste concrezioni assumono sfumature diverse a seconda degli ossidi che le ricoprono, per cui i colori sfumano dai gialli-blu ai rosa-verdi, ai grigi, con variazioni diffuse che caratterizzano ogni lastra. Notevole è l’effetto luce che fa assumere ai colori ed agli aggetti connotazioni particolari alle composizioni. Anche qui l’effetto del tempo pare manifestarsi attraverso accumulazioni materiche che in qualche modo ricordano quelle naturali di stalattiti e stalagmiti. Bella questa trasposizione creativa che ci ricorda aspetti di recupero di reperti fisico-chimici, quasi portati su un piano per essere fruiti ed analizzati al microscopio.
A volte il frammento è visto come ad ingrandimento, in cui la struttura architettonica viene scandita attraverso una serie di rettangoli e quadrati in rapporto tra loro, una sorta di composizione alla Mondrian in cui i due soliti colori complementari (azzurro-arancio) si accostano o si contaminano attraverso rilievi bruni e grigi che ne definiscono le forme.
Possiamo dire che Fresu riporti alla luce, con i suoi recuperi archeologici, antiche fasi creative di un mondo ormai corroso dal tempo, facendoci riflettere sullo stato mutevole delle cose e mostrandoci, in chiave poetica, il disfacimento cui l’erosione e l’abbandono portano.
La speranza in una continuità dell’arte ci viene presentata attraverso alcune sue “installazioni”, quasi sculture modulari, costituite da multipli di oggetti industriali che si replicano a piacere in un ambito prospettico.
Il suo non è solo il recupero di materiali di rifiuto, ma la costruzione razionale di elementi simbolici in grado di trasformarsi in oggetti estetici evocativi.
 
Silvano Battistotti
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domenica, 18 gennaio 2009

symbolica
 
alcuni aspetti del simbolismo nell’arte contemporanea 
Mostra a cura di Giampaolo Trotta
 
PIETRASANTA (Lucca)
STUDIO D'ARTE RIOTTO, Via Oberdan, 24
24 gennaio – 8 febbraio 2009
 Inaugurazione:Sabato 24 gennaio ore 17,30
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Si intitola “Symbolica / alcuni aspetti del simbolismo nell’arte contemporanea ” la mostra curata da Giampaolo Trotta in cui lo scultore Ignazio Fresu presenterà alcune delle sue più significative installazioni. La manifestazione è organizzata dallo Studio d’Arte Riotto in collaborazione con il Comune di Pietrasanta.
Gli artisti proposti sono: CRISTIANO ARCADI, DANIELE CASTAGNOLI, LUCA DI CASTRI, IGNAZIO FRESU, PAOLO LANTIERI.
Troveremo “le istallazioni ‘rugginose’, frammenti monumentali alla deriva di misteriosi archeologismi tecnologici, di Ignazio Fresu, nei quali un tecnicismo ammaliante trasforma residui industriali e di imballaggi effimeri in fantascientifici portali, architetture, colonnati, reticoli tubolari dalle reminiscenze classiche, precolombiane e protoindustriali. Equilibri ancora una volta precari, messaggeri di profonde e criptiche concettualità cosmiche, superfici dilavate dal tempo e corrose sotto gli agenti meteorici che disvelano pensieri escatologici entro panorami scenici dalle sonorità corali e coinvolgenti. Simbologia mediata attraverso l’apparenza delle cose, simbologia del divenire attraverso la metamorfosi, la mutazione che mantiene come costante universale dell’esistenza la sublimazione poliedrica del Bello. Divenire – sostiene l’artista – s'impone come la sostanza stessa dell'Essere, che a sua volta ci appare come il rinnovarsi di un ente che prima mancava di una caratteristica e in seguito l'acquista diventando forma-estetica ”.
Giampaolo Trotta
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PIETRASANTA (Lucca)
STUDIO D'ARTE RIOTTO, Via Oberdan, 24
24 gennaio – 8 febbraio 2009
Tutti i giorni, dalle ore 16 alle 20
Informazioni:
Comune di Pietrasanta, Assessorato alla Cultura
Tel.  0584 795234 
e-mail: cultura@comune.pietrasanta.lu.it
Studio d’Arte Riotto, Pietrasanta
Tel.  347 5756857 
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venerdì, 30 maggio 2008

Questa intervista è stata fatta da Eros Tetti ad Ignazio Fresu ed è pubblicata su ANTS  Arte e artisti per la nonviolenza; l'intervista ha avuto luogo nel Web attraverso e-mail cioè una domanda ed una risposta, un modo riflessivo per dare il tempo adeguato a formulare una risposta meditata.  

Parlaci un po' di te da dove vieni chi sei e soprattutto perchè e come hai scelto l' arte e di voler essere un artista?

Vengo dalla Sardegna dove sono nato, poi volendo continuare gli studi dopo il Liceo Artistico mi sono trasferito a Firenze per frequentare l’Accademia di Belle Arti e, come succede a tanti corregionali, una volta attraversato il mare ci si rende conto che un’isola è un’isola e, soprattutto, a quel tempo, vivere in Sardegna avrebbe limitato i miei interessi. In realtà non ho mai pensato di voler essere un’artista così come viene comunemente attribuito. Le opere che realizzo e che ho realizzato sono nate e nascono da un’esigenza indipendente, una necessità autonoma che nulla ha a che vedere con la “volontà” dell’essere artisti. In questo senso non sono stato io a scegliere l’arte ma ho sempre vissuto questo rapporto con naturalezza.

Allora raccontaci meglio cosa intendi per " esigenza indipendente" che non dipende dalla volontà... Senti come una necesssità profonda? più forte di te?

Questa esigenza nasce più che da uno stato d’animo, da una riflessione interiore che trova nella rappresentazione estetica la sua espressione.

Ma entriamo più nello specifico, a mio avviso sei un bravissimo scultore che riesce a trasformare imballi, cartone e polistirolo in opere fantastiche. Spesso guardando le tue creazioni sento una forte spiritualità, sono opere forti e dignitose le tue. Raccontaci un po' di loro...

Voglio innanzitutto chiarire che l’utilizzo di materiali quali imballi di cartone e polistirolo non nasce dall’esigenza di realizzare opere legate al riciclaggio fine a se stesso, così come generalmente viene attribuito a questa tipologia di lavori, ma il recupero di questi, sono un mezzo con cui appropriarsi di materiali “disponibili”, privi di costi e dalla forte pregnanza simbolica. Recuperare non significa riciclare, nell’idea di riciclaggio come fine, vedo una qualche forma di giustificazione, inclusa “l’assoluzione”, nei confronti di questa nostra società basata sul consumismo. D’altra parte il recupero di materiali riciclabili ed il loro riutilizzo determina l’appartenenza a questa area geografica, sociale e temporale, allo stesso modo con cui un’artista di un altro luogo o di un’epoca diversa, sceglieva i materiali a lui più idonei.
Questi materiali sono inoltre carichi di significati propri ed intrinseci legati al mondo in cui viviamo, sono icone della nostra epoca.

Gli scarti e il consumismo, che tu definisci criticamente le icone della nostra epoca, le tue opere che spesso fanno riferimento ai filosofi pre-socratici soprattutto Eraclito, ci vuoi dire di più, rendici partecipi della tua visione del mondo, e che mondo vorresti?

Il mondo che vorrei? Un mondo che non persegue la crescita del PIL come fine unico che determina una condizione di generale malvivere, lanciati, come siamo, in una folle corsa verso lo sfacelo globale.
Una vera e propria guerra tra nazioni che assume aspetti differenti dalle guerre tradizionali ma che ha conseguenze ben più catastrofiche e di più lunga durata.  Una guerra che non potrà infine evitare di giungere a calpestare tutto e tutti, esaurire ed inquinare ogni risorsa, violare ogni diritto e dimenticare ogni dovere: diritti umani, diritto al lavoro, tutela dell'ambiente, pari opportunità, etc. etc... A causa del PIL siamo tutti indistintamente vittime e carnefici di un massacro, di uno sterminio globale. In questo senso s’inserisce la mia denuncia nei confronti degli scarti e il consumismo: icone della nostra epoca. Mentre il riferimento ai filosofi pre-socratici e soprattutto ad Eraclito, è in funzione di una riappropriazione dello spirito filosofico umano contrapposto al mondo circostante, patinato, plastificato, che ha assunto a modello l'apparenza ostentatamente esteticizzante, incapace, anche solo di ipotizzare, che tutte le cose sono temporanee. Attraverso il riferimento ai filosofi pre-socratici cerco di contrapporre al pensiero materiale espresso dalla società contemporanea, un’idea di “bellezza” insita nella fragilità, nella precarietà e deperibilità.

Tutto si trasforma, tutto muta, io spesso quando ammiro le tue opere ( e dico ammiro non a caso) le sento cariche di una profonda dignità, le sento vive e la sensazione più forte mi scatta quando mi rendo conto che sono imballi... Non sto qui a chiederti cose troppo specifiche sulle tecniche che usi, ma vorrei sapere come ti senti quando crei e dopo quando guardi le tue "creature" quali sono i pensieri e quali sono i sentimenti?

Mi fa molto piacere che i lavori che realizzo siano, a tuo dire, capaci in qualche modo di fornire una qualche emozione. Questo è per me di stimolo soprattutto in considerazione alle innumerevoli difficoltà in cui notoriamente gli artisti operano. Gli oggetti che trasformo nascono da un’idea a cui poi cerco di adeguare, inventandola di volta in volta, la tecnica più appropriata in grado di conformarsi all’idea. Si tratta di operare una ricerca continua attraverso materiali e soluzioni tecniche. Questo produce una tensione emotiva che dalla progettazione non termina se non alla disinstallazione dell’opera. Per esempio ho recentemente realizzato per la mostra “Fragile” che si è svolta a Siena all’interno del frequentatissimo “Cortile del Podestà” nel “Palazzo Pubblico”, un’installazione particolarmente “Fragile” e precaria, alta più di cinque metri e costituita da sei grandi “massi” apparentemente di pietra, sovrapposti uno sull’altro in modo incompatibile alle leggi della fisica. L’installazione scultorea mi ha impegnato attraverso numerosissimi problemi di carattere tecnico: partendo da dei comuni imballi di cartone, ho realizzato, una superficie alla vista ed al tatto molto simile alla pietra ma, al contrario di questa, estremamente leggera. Ho dovuto affrontare anche problematiche tecniche legate alla sicurezza, come rendere sufficientemente robusta l’installazione, avendo osato molto in termini di stabilità! L’opera ha resistito fino all’ultimo non senza procurarmi preoccupazioni a causa dei continui “attacchi” da parte dei numerosissimi visitatori che, incuriositi dall’installazione, oltre a fotografarsi in pose buffe ed inconsuete, per saggiarne la reale consistenza, non esitavano ad assestarle calci, pugni e spinte! Beninteso che sono particolarmente gratificato da questa interattività con il pubblico che considero fondamentale e che ricerco per tutte le mie opere. È questo il metro di giudizio che applico per le mie installazioni ed è per questo motivo che preferisco da sempre esporre in luoghi pubblici frequentati, piuttosto che in strutture specialistiche.

Per chiudere questa intervista... cosa vorresti aggiungere? cosa vorresti far conoscere di te e del tuo mondo?

Vorrei aggiungere qualcosa sul senso della mia ricerca artistica che s’incentra principalmente nel riconoscimento dell’intrinseca bellezza di ciò che è effimero, che non è più al vertice del suo apparire.
Esiste una bellezza che si manifesta sia negli equilibri precari sia nell’apparenza delle cose. Essa disvela la perennità del tutto. È una bellezza pura, non nichilistica, è l’anima di tutte le cose al di là del loro apparire. L’apparire, che nel pensiero Occidentale, attraverso la fede nel divenire, è nascondimento del volto autentico dell’essente, fede che nasce dall’indiscussa convinzione che il divenire sia un uscire dal nulla e un ritornarvi. In opposizione al nichilismo imperante, nella mia ricerca artistica considero la bellezza ciò che permane come sostrato del divenire, non solo come manifestazione di ciò che è mutato, ma nell’agire stesso del mutare. Pur incapaci di riconoscere un principio e una fine per ogni cosa, noi tutti, insieme all'universo intero, apparteniamo a questo moto dove ogni cosa si mostra soggetta al tempo e alla trasformazione, così che il Divenire s'impone come la sostanza stessa dell' Essere che a sua volta ci appare come il rinnovarsi di un ente che prima mancava di una caratteristica e in seguito l'acquista diventando forma. Così anche quello che sembra statico alla percezione sensoriale lo identifichiamo dinamico e in continuo cambiamento. In questo è possibile trovare una chiave di decodifica dell’uomo, il significato autentico della sua essenza: il divenire come identità del diverso, in altre parole elemento che unifica il molteplice. Il divenire somma di opposti che convivono nelle cose e continuano ad esistere anche una volta che non sono più percepibili.

L'intrinseca bellezza oggetto della mia ricerca, dunque,  consiste in una nuova consapevolezza che le cose che non vediamo più, non sono improvvisamente entrate nel nulla ma sono semplicemente scomparse dall' orizzonte degli eventi. Continuano ad esistere in una dimensione che non è quella apparente ed è pertanto proprio in questo divenire che risiede l’eternità di tutto.

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martedì, 15 aprile 2008

FRAGILE

Dal 25 aprile al 04 maggio 2008
Palazzo Comunale – Cortile del Podestà
Piazza del Campo, 1 – Siena
 

Installazione scultorea di Ignazio Fresu, Pietre nel Cortile del Podestà

La prestigiosa sede del Palazzo Comunale di Siena ospiterà dal 25 aprile al 4 maggio 2008 “Fragile”, collettiva di arte contemporanea a cura di Sara Paradisi e Alessio Trapassi, realizzata grazie al contributo dell’Amministrazione Comunale e con la partecipazione dell’Associazione Culturale Spazio 126.
La mostra sarà allestita nello spazio open air del Cortile del Podestà, sede storica di ogni presentazione del Palio.
Diciotto artisti provenienti da tutta Italia si confronteranno sulla fragilità umana, un concetto dalle infinite sfumature che solo l’arte con la sua espressività poliedrica può rendere nella sua totalità. Fragile come sinonimo di debole, gracile, delicato, portato a cedere ai vizi e alle tentazioni. Ma anche facile a spezzarsi o a rompersi. Quelli che verranno presentati sono tutti lavori di recente realizzazione, principalmente opere pittoriche e installazioni dal carattere prettamente figurativo.La mostra sarà accompagnata da un catalogo con saggi a cura di Sara Paradisi e Alessio Trapassi. Il ricavato della vendita sarà devoluto in beneficenza a “Il laboratorio”, associazione onlus che opera presso i locali della Parrocchia del Beato Bernardo Tolomei in via Sansedoni a Siena, rivolgendosi a ragazzi disabili di tutte le età che vivono nella città fornendo loro assistenza e servizi ricreativi. 

Palazzo Comunale – Cortile del Podestà
Piazza del Campo, 1 – Siena (53100)
+39 0577292226 (info)
orario: tutti i giorni dalle 10.00 alle 19.00
biglietti: ingresso libero
vernissage: 25 aprile 2008, ore 18:00
catalogo: in sede, a cura di Sara Paradisi e Alessio Trapassi
curatori: Sara Paradisi, Alessio Trapassi
autori: Marco Acquafredda, Annalisa Avancini, Sergio Baldassini, Antonietta Campilongo, Riccardo Casaioli, Andrea Cardia, Sonja De Graaf, Pier Giorgio De Pinto, Giovanni Erbabianca, Rossella Fava, Ignazio Fresu, Valerio Funaro, Rivkah Hetherington, Gaspare Lombardo, Paola Magini, Jacopo Marchi, Federico Pacini, Andrea Volterra.
genere: arte contemporanea, collettiva

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venerdì, 04 aprile 2008

 FRAMMENTI
   Mostra personale di Ignazio Fresu
   13 aprile - 31 luglio 2008
   Prato - la Dolce Vita
    Via Traversa Pistoiese 37 (59100)  Google™ Maps
   +39 0574814748 (tel), +39 3285656609 (tel)
   orario: tutti i giorni 08,30 – 20,30 - sabato chiuso
   Inaugurazione: 13 aprile ore 18,00

    Sculture come metope. Fregi realizzati con i materiali consueti ad Ignazio Fresu, mutati in pietra. Reperti archeologici di tracce riesumate da un passato senza tempo. Rifiuti del consumismo trasformati in apparenze che si mostrano nella loro caducità sospesa tra il comparire e lo scomparire come modelli derivati da qualcosa di cui si è cancellata, dimenticata l'origine. Un fregio per l'uomo sopraffatto e soffocato dai residui dei suoi consumi, da una società che tende con incredibile e spaventosa disinvoltura a rottamare, gettare, eliminare, dimenticare, disperdere tutto ciò che non è più nuovo, che non è più efficiente, che non è più perfetto e giovane, lucido, integro e integrabile in un sistema che gravita intorno a un consumismo alienante che sta cancellando il nostro tempo.

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martedì, 25 marzo 2008
 

DaL 28 MaRZo aL 6 aPRiLe 2008,  ignazio fresu sara' presente ALLA

3^ MoSTRa MeRCaTo aRTe CoNTeMPoRaNea - eXPo PiSa

con l'instalLazione scultorea

 

LAPIDARIUM

 

neLLo STaND 45 insieme aGLi aRTISTi: FaBioLa BaRNa, aNToNieTTa CaMPiLoNGo, eNZo CoRReNTi, RoDoLFo CUBETA, aNToNio De RoSe

eXPo PiSa 2008

SeDe eSPoSiTiVa oSPeDaLeTTo-PiSa
DaL 28 MaRZo aL 6 aPRiLe 2008

 

oRaRi:
DaL LuNeDi aL VeNeRDi oRe 16.00-20.00
SaBaTo e DoMeNiCa oRe 10.00-20.00

DaL LuNeRDi aL VeNeRDi INGRESSO LIBERO

 

Per informazioni:
Tel.: 050 985567/68/69
Web: www.expo-pisa.com

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lunedì, 26 novembre 2007

Con stART miami parte l’evento espositivo che si propone di portare artisti italiani a contatto con il mercato U.S.A. e in particolare con una città cosmopolita come Miami che, nel periodo in cui si è scelto di organizzare la mostra, diventa teatro delle più importanti fiere internazionali d’arte, come Art Basel Miami Beach, la fiera internazionale di Basilea (la più importante a livello mondiale tra le fiere d'arte) nella sua “versione invernale” di Miami Beach; poi l’Expo Art Miami, la fiera storica per importanza e longevità della città, oltre a tutta una serie di mostre ed eventi collaterali.
In questo periodo Miami diventa quindi il cuore pulsante dell’arte internazionale e di tutto il mondo che vi ruota intorno. Dopo l’orario di chiusura delle fiere si aprano tutte le gallerie nel distretto dell’arte, quello di Wynwood, con vernici, party, performance, in una moltitudine di colori e ritmi musicali, che fanno da cornice a questa città in cui tante etnie vivono in armonia rendendola una realtà unica al mondo.

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