domenica, 11 marzo 2007

Questa è la prova di uno slide show che sto realizzando con fotografie di alcune delle opere dello scultore Ignazio Fresu.

Qui viene pubblicata la versione che ho inserito su Youtube; lascia abbastanza a desiderare per quanto riguarda la qualità delle immagini rispetto al video originale. Anche l’audio (”Storms in Africa” di Enya) ha diversi difetti, ma la suggestione delle opere di Ignazio Fresu si può cogliere comunque.

Roberto Malfatti

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domenica, 11 marzo 2007
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Dopo quasi un secolo, tornano a Firenze, in Palazzo Strozzi, alcune fra le opere più importanti di Cézanne che fino agli anni trenta erano parte integrante delle collezioni di due lungimiranti collezionisti americani residenti a Firenze, Egisto Paolo Fabbri (1866 – 1933) e Charles Alexander Loeser(1864 - 1928).
Grazie a loro, in quell’epoca, Firenze possedeva la più imponente collezione di capolavori di Cézanne al mondo. Oggi queste opere si trovano, nei più importanti musei del mondo tra cui il Metropolitan Museum of Art di New York, la National Gallery di Londra, il Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo, la National Gallery of Art di Washington e in collezioni private come la Thyssen-Bornemisza Collections.
Alla fine dell’Ottocento, nella Firenze dell’urbanista Giuseppe Poggi, nella trasformata città rinascimentale post unitaria, divenuta, in quegli anni, metropoli al pari delle grandi città europee, i due collezionisti Fabbri e Loeser, in netta controtendenza rispetto allo spirito estetico del tempo, raccolsero nelle loro ricche dimore di Firenze circa 50 dipinti del maestro di Aix contribuendo all’affermazione di un artista sperimentale e solitario, disprezzato e denigrato in vita dalla critica ma che oggi unanimemente venera come padre della pittura moderna.
Grazie ai due collezionisti, l’interesse suscitato intorno alla pittura di Cézanne costituì un elemento importante per la realizzazione, nel maggio 1910, nelle sale del Lyceum di Firenze, della “Prima Mostra Italiana dell’Impressionismo”. Questa felice iniziativa produsse nell’ambiente artistico di Firenze un’importante svolta verso le poetiche dell’avanguardia. 
Ciò accadeva prima che queste eccezionali collezioni fossero smembrate e, perlopiù, disperse all’estero negli anni tra le due guerre mondiali a causa dell’ottusa indifferenza delle istituzioni del tempo nei confronti dell’arte moderna che, nonostante le leggi di tutela, non si preoccuparono minimamente della loro alienazione in quanto già allora proponevano una Firenze "contenitore", che non producesse nuovi contenuti ma vivesse di rendita grazie alle glorie del passato, confondendo la tutela con l’immobilismo e preparandosi ad essere la Firenze di oggi, la Firenze "circo turistico". 
La mostra “Cézanne a Firenze” dedica particolare rilievo alle figure di Fabbri (erede di emigranti fiorentini e lui stesso pittore) e Loeser (di origine tedesca) ed espone le vicende dei due collezionisti che acquistarono i primi dipinti di Cézanne nel 1896 dal suo gallerista e mercante parigino, Ambroise Vollard. A quell’epoca il pittore era ancora vivo e lontanissimo dall’essere considerato “padre della pittura moderna”. Tra i suoi rari ammiratori, il collezionista Victor Chocquet, i due collezionisti fiorentini e lo storico dell’arte statunitense Bernard Berenson che fu anche il primo ad apprezzare e sostenere la pittura di Cézanne e di Matisse, dando così un contributo inestimabile ad una corretta valutazione di questa esperienza dell'arte contemporanea. La prima personale di Cézanne risale al 1895, quando aveva già 56 anni. La organizzò lo stesso Ambroise Vollard nella sua galleria a Parigi, purtroppo, con risultati modestissimi. Le sue tele erano rifiutate da tutti i Salon parigini ad eccezione di quello del 1882, Salon dove dominava una pittura accademica e tradizionalista. Per i primi riconoscimenti ufficiali bisognerà attendere il “Salon d’Automne” del 1904 e, soprattutto, la mostra commemorativa del 1907. In Italia, il maggior riconoscimento postumo fu la sala individuale a lui dedicata alla Biennale di Venezia del 1920, dove, tra gli altri dipinti di Cézanne, più di venti provenivano proprio dalla collezione di Fabbri. Il genio innovatore di Cézanne fu compreso solo dopo la morte. In pochi anni la sua fama dilaga e la critica ne ribalta il giudizio. Oggi è unanimemente condivisa la convinzione che senza l’apporto di questo artista, tanta arte del Novecento sarebbe impensabile.
Oltre ad alcuni dei dipinti di Cézanne delle raccolte di Fabbri e di Loeser (la maggior parte dei quali di altissima qualità), in Palazzo Strozzi si potranno vedere le opere di alcuni suoi contemporanei. Sono, infatti, esposte numerose tele di Pissarro, Van Gogh, Matisse, Sargent, Denis, Cassatt, Weir, La Farge, artisti europei e americani con i quali soprattutto Fabbri era in contatto. Si potrà riscontrare come la sensibilità e l’attenzione alla modernità siano cresciute e maturate in un contesto culturale fortemente marcato dal Rinascimento, ma si potrà anche rivivere il clima culturale e artistico che si respirava tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento a Firenze. Questo interesse per la pittura di Cézanne contribuì nel maggio del 1910 ad arricchire la “Prima Mostra italiana dell’Impressionismo”, evento di notevole rilevanza culturale, tenutosi nelle sale del Lyceum di Firenze dove i visitatori poterono vedere “Campagna presso Bellevue”di Cézanne di proprietà di Egisto Fabbri (che prestò anche un “Ritratto di donna” di Degas, un Daumier e un Forain) e il “Giardiniere”di Van Gogh appartenente a Sforni.
In quegli anni Firenze assunse così un ruolo guida nella conoscenza e nell’apprezzamento del maestro francese. Fabbri e Loeser attrassero, con le loro collezioni, sia gli stranieri residenti, sia conoscenti e amici che compivano lunghi viaggi per vedere i quadri di Cézanne. La sezione finale della mostra è dedicata proprio agli effetti che la presenza a Firenze di queste importanti collezioni ebbero sugli artisti fiorentini e toscani. Sono stati infatti, esposti, nelle sale di Palazzo Strozzi, dipinti e sculture di artisti italiani che, elaborando una interpretazione dello stile e della poetica del maestro francese, ne furono influenzati. Primo fra tutti Ardengo Soffici, che soggiornò a Parigi all’inizio del Novecento e nel 1908 su “La Voce” pubblicò un fondamentale saggio su Cézanne. A lui si affiancano Giovanni Fattori, Amedeo Modigliani, Oscar Ghiglia, Eduardo Gordigiani, Alfredo Muller, alcuni pittori livornesi, Felice Carena, e gli scultori Libero Andreotti, Antonio Maraini , Romano Romanelli e Medardo Rosso.
 La mostra “Cézanne a Firenze” sarà visitabile a Palazzo Strozzi, Firenze, sino al 29 Luglio 2007
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lunedì, 05 marzo 2007
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Al Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci a Prato è stata allestita la mostra antologica più importante ed esaustiva mai realizzata in Italia dedicata alla pluridecennale attività di uno dei maggiori protagonisti della scena artistica internazionale, co-fondatore del gruppo dei Nouveaux Réalistes: Daniel Spoerri. Superba mostra dove sono presentate oltre 150 opere provenienti da importanti musei europei e che, a detta degli organizzatori, "Non Per Caso" si svolge in Toscana.
 
Non Per Caso, proprio in Toscana, e in un momento in cui in tutte le città del mondo si fa a gara per creare nuovi Centri per l’arte contemporanea e realizzare grandi rassegne d’arte offrendo ad artisti ed architetti, luoghi ed opportunità interessanti per produrre nel tessuto urbano interventi che migliorino la qualità della vita degli abitanti, qui, in realtà, avviene il contrario e si temporeggia o si bocciano iniziative culturali come ad esempio i progetti per Firenze di Isozaki, di Nouvel e di Calatrava.
Non Per Caso, se il proliferare di nuovi Centri per l’Arte Contemporanea pone l’interrogativo sulla reale funzione che questi rivestono, anche in considerazione dei potenziali fruitori e del Territorio che li ospitano, diventa fondamentale domandarsi se questa funzione sia quella di promuovere gli aspetti sperimentali della cultura, coinvolgendo la popolazione e gli artisti contemporanei, oppure quella di proporsi al consenso internazionale attraverso l’esposizione di beni artistici come un’aura di prestigio che ostenti la potenza economica della comunità.
Non Per Caso, stabilire se la politica di un “Centro per l’arte contemporanea” deve svolgere un ruolo attivo nella consacrazione degli artisti più celebrati e la conservazione delle loro opere in palese vassallaggio nei confronti del mercato, oppure assolvere il compito di promuovere l’arte contemporanea e gli artisti, operando in stretta collaborazione col Territorio che lo ospita e sostiene, svincolandosi dalle pressioni degli organismi di potere politico-economico, è centrale.
Non Per Caso, proprio alla conferenza per l’inaugurazione della mostra di Daniel Spoerri, è stata data risposta. La politica per l’arte contemporanea della Toscana ed il futuro del Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato, sono stati i temi dei relatori che hanno approfittato dell’occasione per celebrare il commiato dell’arte contemporanea in Toscana, con l’apparente consenso generale del pubblico e dei politici presenti. Strano destino quello di Daniel Spoerri che dal palco dei relatori si è ritrovato catapultato in un sistema che per tutta la vita ha osteggiato anche con eccezionali iniziative, come la realizzazione del "Giardino” a Seggiano: la grandiosa esposizione all’aperto che per fortuite circostanze ha realizzato proprio in Toscana e nel cui parco, oltre alle sue, ospita opere di artisti di tutto il mondo.
Non Per Caso, il problema dell’arte contemporanea in Toscana, nella sua gravità, è emblematico. Alla conferenza è stato ufficialmente comunicato il programma dove la Regione, in pratica, si defila da iniziative per l’arte contemporanea. Affossato definitivamente, dopo quarant’anni di inutili tentativi, il progetto del centro polivalente per le arti contemporanee dell’ Ex Meccanotessile di Rifredi a Firenze, dismesso il Forte di Belvedere, tradizionale e suggestiva sede di importanti mostre di altissimo livello internazionale, chiuso Quarter, appena aperto e nato dopo discutibili compromessi col mondo economico; ridotta, quasi assente, l’attività per eventi di arte contemporanea con la Fondazione Pitti Discovery (Stazione Leopolda di Firenze) e con Palazzo Pitti. Restava solo il Palazzo delle Papesse a Siena e il Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci a Prato del quale, in questa occasione, ci viene comunicata la decisione ufficiale che ha cambiato destinazione d’uso e che da centro polivalente per le arti contemporanee d’ora in poi assolverà il compito come quello sinora adempiuto da strutture come quelle di Palazzo Strozzi, Palazzo Pitti o Palazzo Medici Riccardi a Firenze: solo mostre da centomila visitatori.
Non Per Caso, la notizia che tutti attendevamo e che riportano i giornali: è che l’impegno si concentrerà in uno “spazio prestigioso dedicato a tutte le sperimentazioni e le pratiche artistiche contemporanee internazionali: la Strozzina”, ovvero i sotterranei scantinati di Palazzo Strozzi. La notizia si commenta da sola. Le cantine dei piani nobili di Palazzo Strozzi sono ambienti piccoli, bui, umidi, mal strutturati per degli eventi d’arte contemporanea, spazi forse adatti solo ad appendere dei quadri al muro.
Non Per Caso, in Toscana, soprattutto per volontà degli organismi di potere politico-economico, non esiste nessun reale interesse per l’arte contemporanea, anzi, questa viene più o meno malcelatamente, osteggiata.
Non Per Caso, è accaduto con i macchiaioli, i futuristi, l’astrattismo classico e la poesia visiva. Gli artisti ed i movimenti quando erano contemporanei sono stati fortemente avversati nel timore di perdere qualcosa, oggi come allora!
Non Per Caso, i politici ed i funzionari dovrebbero, innanzitutto, domandarsi cosa fanno loro, oltre a conservare e tutelare il patrimonio artistico, affinché la città, il territorio che amministrano, sia altrettanto rilevante in futuro come lo è oggi per le opere realizzate in quel passato a cui giustamente guardano. 
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