sabato, 31 dicembre 2005

Ignazio Fresu ferro

Il giardino del the - Piazza Mercatale 45
 tel. 0574 442816 - Prato dal 1/1/2006 al 15/1 /2006

I lavori che presento sono realizzati con metalli in foglia, in polvere, allo stato grezzo e minerale. I metalli rappresentano l'inerzia, il mistero dell'origine sulla quale l'uomo non ha potere, l'emergenza delle profondità della vita terrestre, lo scorrere del tempo. La loro caratteristica essenziale risiede nella proprietà di trasformazione che permette all'uomo di intervenire sulla materia di cui però non controlla l'origine; da ciò deriva una serie di archetipi che collegano il metallo dalla profondità terrestre da cui è estratto, all'elaborazione del fuoco che lo plasma. Trasformare la materia, trasmutarla è, nella prassi alchemica, ricerca spirituale, è cercare corrispondenze con l'universo, vivere la trasmutazione.

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categoria:mostre, scritti di ignazio fresu
martedì, 20 dicembre 2005

Poco fa ho scritto questo messaggio nel libro degli ospiti che si trova nel sito di Ignazio Fresu:

La persona che ha costruito, anzi, che sta costruendo questo sito, ringrazia vivamente Marzia. Vorrei aggiungere in nessun altro dei siti che allestisco mi capita ciò che avviene occupandomi di questo di Ignazio: qui non sono tanto io a prendere le decisioni, sono le sue opere che le prendono. Non devo fare altro che assecondarle.

Devo dire che lavorando per molto tempo con loro ho potuto verificare quanta coerenza e quanta continuità di impegno c'è nell'opera di Ignazio: i lavori di alcuni anni fa potrebbero benissimo essere stati fatti stamani. Mi capita di notare nel lavoro di alcuni artisti momenti di incertezza, ripetizioni, cose fatte più per fare che per necessità. Che ci siano queste fasi è normale: l'evoluzione e il progresso possono benissimo procedere senza che queste "soste" li frenino o li impediscano. Ma nel cammino che Ignazio ha percorso in questi anni non ho ancora trovato momenti di esitazione, di noia, di vuoto di idee.
Roberto.

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categoria:testimonianze
lunedì, 19 dicembre 2005

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"Tutte le cose che abbiamo visto e preso, le lasciamo; quelle che non abbiamo visto né preso, le portiamo con noi”  Codec 0.1  Dicembre 2005,  al MELOS, Pistoia

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categoria:fotografie, mostre
sabato, 17 dicembre 2005

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Al giorno di oggi abbiamo a disposizione una grande quantità di elementi che diventano veicoli di comunicazione senza confini ne limiti. L’arte rende possibile il congiungimento dei nuovi linguaggi con l’essenziale bisogno dell’artista di comunicare, vogliamo creare uno spazio fisico dove questo avvenga, un dialogo fra diversi linguaggi, lingue ed elementi estetici che permettano allo spettatore di prendere una posizione non solo da osservatore ma anche da ascoltatore, vogliamo che il pubblico possa usare tutti i suoi sensi ed uscire dallo spazio espositivo con domande, risposte oppure con una semplice impressione che rimanga però viva. , per questo motivoVi invitiamo a questa mostra collettiva che abbiamo voluto intitolare “Release”, più che una mostra è un progetto, una collaborazione fra la gallerista Anna Spechiarello e la Caporedattrice di ArtSEEN Journal nonché artista e responsabile della Biennale di Firenze, che nasce dalla voglia di creare un dialogo che possa essere ascoltato da tutti ma con la consapevolezza che è espresso da chi può veramente fare la differenza.

 

A big amount of elements are available today as vehicles of communication beyond any barrier or limit. Art makes possible the encounter of new languages with the essential need of communication an artist has, we want to create a space where this can happen, a dialogue between different languages and aesthetic elements that allow the viewer the possibility of taking a position not only as observer but as a participant, we want the public to be able to use all their senses and leave the space with a question, an answer or most simply with an impression that stays alive. After evaluating your artwork, we believe it reflects the concept and criteria of selection we have decided for this project. We invite you to be part of this group exhibition called “Release”. The exhibition is based on the collaboration between the gallerist Anna Spechiarello and the Managing editor of ArtSEEN Journal also artist and responsible for the Florence Biennale and emerges on the desire of creating a dialogue that can be listened by everybody but being aware that it can only be spoken by those (that we think) can make the difference.

Anna Specchiarello e Sandra Miranda

NET GALLERY
Via Guelfa 63r (50129)
+39055210081 (info), +39055210081 (fax)
info@net-gallery.it
www.net-gallery.it

 

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categoria:news, mostre
sabato, 17 dicembre 2005

Alla NET GALLERY si inaugura oggi la mostra “RELEASE the instant never ends”

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dove presento la mia nuova installazione dal titolo: "apeiron". Nell'àpeiron , Anassimandro, filosofo greco del VII sec.a.C., riconosce il principio della realtà nell'infinito. I significati principali della parola sono infinito e indefinito, il primo con valenza quantitativa, il secondo con valenza qualitativa. Per Anassimandro entrambi i significati sono allo stesso modo contenuti nel termine àpeiron che considera come quel qualcosa da cui deriva tutta la realtà, quel qualcosa dove tutta la realtà va a finire e quel qualcosa in cui tutta la realtà permane e dove ogni cosa si trova nella condizione della coincidenza degli opposti che racchiude in sé anche le cose contrarie tra loro.

L' àpeiron è la dimensione eterna entro la quale tutti i contrari sono presenti, ma soggetti alla legge del tempo che si manifesta attraverso il mutamento nella diversità, nella molteplicità. L’àpeiron è il principio di tutte le cose nel divenire, nell'evidenza stessa del tempo dove ogni cosa è soggetta alla temporalità, dove ogni aspetto del mondo muta perché è il tempo che determina questo stesso mutamento: il tempo che si esprime nel passaggio delle cose da uno stato all'altro ed in questo passare, diventare altro, costituisce l'essenza stessa del cosmo dove”Tutte le cose sono uno", come afferma Eraclito, ovvero ogni cosa che si contrappone alle altre ha in comune con le altre un determinato aspetto: l'opposizione, la relazione necessaria con le altre cose dalla quale scaturisce necessariamente il loro significato.

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categoria:mostre, scritti di ignazio fresu
lunedì, 12 dicembre 2005

Trovo che Ignazio Fresu s'inserisca in un orizzonte pluridirezionato.
L'artista imposta una ricerca concettuale per volgerla ad una ridefinizione della forma.
Egli parte dalla materia, ma vuole spingersi fino alla coincidenza di materia e struttura, dove logiche di riqualificazione della forma stessa, non si danno mai come ripetizione peddisequa di moduli sperimentati e funzionali.
Per Fresu, la forma si fa costantemente ed il concetto che la vorrebbe esaudire nel concreto è sempre aderente a questo divenire.
Non è un artista che si adagia sul terreno già calpestato, anche se le orme già riconoscibili sono unicamente le sue...E' un autentico esploratore.

Tiziana Presi

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lunedì, 12 dicembre 2005

La platea da cui Ignazio Fresu può legittimamente aspettarsi attenzione è, secondo la mia opinione, una platea internazionale. Questo non è un artista che ripete cose già fatte, ma un vero creatore. Ricordo che proprio recentemente lavori di Ignazio sono stati esposti a San Francisco e successivamente a Berlino.

Per tenere una vetrina permanente, piccola per adesso, a disposizione del pubblico internazionale, e per pubblicizzare quanto e meglio possibile il nuovo sito, ho aperto questo spazio rivolto specialmente al pubblico americano e asiatico: http://ignazio-fresu.blogspot.com/

In alto: un'opera della serie "Simulacri", del 2003.

 

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categoria:testimonianze
sabato, 10 dicembre 2005

Il sito di Ignazio Fresu

Come avevo annunciato ho totalmente distrutto il sito che avevo dedicato a Ignazio Fresu. L'ho fatto perchè non era più in grado di sostenere in maniera adeguata il ritmo creativo ed espositivo dello scultore e soprattutto il livello, davvero alto, della sua opera. Stare accanto a questa persona così dolce, a questo sognatore, a questo eterno bambino è un'esperienza molto bella per me; riuscire a tenergli dietro però non è facile: bisogna essere in grado di correre velocemente come fa lui.

Per questo motivo ho allestito un nuovo sito, che spero potrà illustrare meglio del precedente il lavoro di Ignazio. Il lavoro non è completato: saranno necessari numerosi ritocchi, ma l'impostazione è quella definitiva.
L'indirizzo è lo stesso del sito precedente: www.ignaziofresu.com

 

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mercoledì, 07 dicembre 2005

"Tutte le cose che abbiamo visto e preso, le lasciamo; quelle che non abbiamo visto né preso, le portiamo con noi”

 www.ignaziofresu.com

l’installazione, che allestirò sotto l’ampio loggiato all’ingresso del MELOS a Pistoia, si compone di 7 stele apparentemente di ferro rugginoso ad eccezione di una con sembianza di pietra. Il titolo, un “aforisma” della antica Grecia, è tratto da un frammento di Eraclito che ripropone come enigma sulla conoscenza dell'immediato: l'inganno in cui gli uomini cadono riguardo alla conoscenza delle cose manifeste, è il non riconoscimento dell'unità e della reciproca implicazione degli opposti, qui esemplificati dalla doppia congiunzione-opposizione vedere-prendere/non vedere-non prendere. In un antichissimo racconto della Grecia arcaica, è contenuto l’enigma ripreso da Eraclito. Il racconto, testimoniato da più fonti, è documentato da Aristotele nel seguente frammento:

«...Omero interrogò l'oracolo per sapere chi fossero i suoi genitori e quale la sua patria; e il dio così rispose: "L'isola di Io è patria di tua madre, ed essa ti accoglierà morto; ma tu guardati dall'enigma di giovani uomini". Non molto dopo ... giunse a Io. Qui, seduto su uno scoglio, vide dei pescatori che si avvicinavano alla spiaggia e chiese loro se avevano qualcosa. Quelli, poiché non avevano pescato nulla, ma si spidocchiavano, per la mancanza di pesca dissero: "Quanto abbiamo preso l'abbiamo lasciato, quanto non abbiamo preso lo portiamo ", alludendo con un enigma al fatto che i pidocchi che avevano preso li avevano uccisi e lasciati cadere, e quelli che non avevano preso li portavano nelle vesti. Omero, non essendo capace di risolvere l'enigma, morì per lo scoramento».

www.ignaziofresu.com

Quel che immediatamente sorprende in questo racconto è il contrasto tra la tragica violenza del suo epilogo e l’apparente futilità del suo contenuto, analogamente sorprende la formulazione dell'enigma che si mostra incoerente a causa delle due coppie di determinazioni contraddittorie,

«abbiamo preso - non abbiamo preso» e «abbiamo lasciato - portiamo», congiunte inversamente. Scrive Eraclito: «Rispetto alla conoscenza delle cose manifeste gli uomini vengono ingannati similmente a Omero, che fu più sapiente di tutti quanti i Greci. Lo ingannarono infatti quei giovani che avevano schiacciato pidocchi, quando gli dissero: "Tutte le cose che abbiamo visto e preso, le lasciamo; quelle che non abbiamo visto né preso, le portiamo con noi"»

In questo frammento c'è molto di più della semplice allusione ad un celebre enigma della tradizione e - sebbene Eraclito tralasci sia le premesse dell'episodio, sia la causa della morte di Omero (trattandosi appunto di un mito popolare) - richiede un’interpretazione più profonda che non si risolva nei pidocchi. Innanzitutto, è possibile supporre un collegamento tra le due frasi «rispetto alla conoscenza delle cose manifeste» e «quello che abbiamo visto e preso»: così come Omero fu ingannato rispetto alle cose viste e prese, cioè ai pidocchi, in quanto non sapeva di che si trattava, così noi siamo ingannati rispetto alla conoscenza delle cose manifeste, in quanto le crediamo reali mentre non lo sono. In tal caso la prima parte dell'enigma, sarebbe dunque così: «le cose (manifeste) che abbiamo preso, le lasciamo» rivelando il rifiuto per ogni realtà oggettiva e per le sue apparenze sensoriali. «Le cose (manifeste) che abbiamo preso» stanno a significare la loro semplice cognizione sensibile, ciò in cui consiste l'illusoria realtà del mondo che ci circonda, niente altro che una serie di sensazioni.

Queste cose manifeste che abbiamo preso, le lasciamo perché sono le cose manifeste, che ci traggono in inganno e suscitano l'illusione di esistere fuori di noi, di essere reali, permanenti, soprattutto perché noi immaginiamo l'esperienza sensoriale come qualcosa di stabile, esistente fuori di noi. L'esperienza dei sensi noi l'afferriamo momentaneamente e poi la lasciamo cadere; se volessimo fermarla la distorceremmo. I frammenti: «Nulla perdura se non il mutamento» e «Negli stessi fiumi entriamo e non entriamo, siamo e non siamo» riflettono sulla consapevolezza che non c'è alcun fiume fuori di noi, ma soltanto una fuggevole sensazione cui assegniamo il nome di fiume e di uno stesso fiume quando si presenta a noi più volte una sensazione simile alla prima: ma di concreto, sebbene ogni volta siano simili, non c'è altro se non una sensazione momentanea, cui non corrisponde nulla di oggettivo, nulla di permanente; se vogliamo designare ciascuna di esse con il nome di fiume, possiamo farlo, ma ogni volta si tratterà di un fiume nuovo.

Applicando allo stesso modo, l'antitesi parallela delle determinazioni contraddittorie alla seconda parte dell'episodio omerico: «le cose (nascoste) che non abbiamo visto né preso, le portiamo», emerge preponderante come ciò che è interiore è prioritario, così come dal frammento: «l'armonia nascosta è più forte di quella manifesta»; preminenza dell'interiorità rispetto all'illusoria concretezza del mondo esterno. Solo la nascosta interiorità, ciò che non vediamo né prendiamo, ma portiamo dentro di noi è permanente, anzi nel manifestarsi, scrive altrove Eraclito: «accresce se stessa».

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categoria:scritti di ignazio fresu
lunedì, 05 dicembre 2005

WWW.VDG25.ORG/CODEC

16-17 Dicembre - Melos - Via dei Macelli,13 - Pistoia 

 Codec è un progetto realizzato da Vdg25.org, nasce con l’intento di offrire alle numerose realtà artistiche indipendenti spazi dove poter sperimentare nuovi linguaggi, nuove forme espressive e mostrare la propria creatività.

WWW.VDG25.ORG/CODEC  

Codec 0.1 è il primo passo di questo progetto: un festival musicale ed allo stesso tempo una mostra, dove vari artisti attraverso linguaggi diversi coinvolgeranno sensorialmente il pubblico. Le varie performance avranno come filo conduttore il tema della Non Violenza.

 
CODEC ART
 
E’ il capitolo di Codec dedicato alle forme espressive dell’arte più "materiali": installazioni, scultura, fotografia, pittura e tutte le forme artistiche tradizionali.
Gli spazi all’interno ed all’esterno del Melos ospiteranno le opere realizzate dagli artisti appositamente per l’evento, che rimarranno visitabili in entrambe le serate. I partecipanti sono:
 

Anonymous Art - Cane Capovolto - Bonciolini Giacomo - Ceragioli Piero - Correnti Enzo - Fresu Ignazio

 

- Anonymous Art, duo di giovani artisti livornesi, sempre alla ricerca di nuovi linguaggi comunicativi che colpiscono il fruitore nei suoi sentimenti più intimi; presentano il video "Wash your sins", una confessione simbolica che indaga sul concetto di machia peccato, annullando con l'allegorico lavaggio la colpa impressa.

- Cane Capovolto , gruppo fondato a Catania nel 1991; la loro ricerca passa attraverso varie ricerche audiovisive che privilegiano la matrice scentifica della comunicazione e soprattutto la sua risposta nello spettatore. Il cinema super-8, lavori di montaggio che praticano la "dissonanza cognitiva" (i video "Plagium"), un'interpretazione cinematografica del Radiogramma (dagli esercizi di stile alla costruzione del testo attraverso la riproduzione casuale del lettore cd), il progetto "Stereo" (un sistema di classificazione di immagini, suoni e diversi formati di ripresa), il video "Impero" e falsi spot radiofonici che analizzano la "guerra" ed "il nuovo ordine mondiale", l'installazione urbana "Nemico interno" (con equipaggi di 15 viaggiatori con walkman), costituiscono elementi che hanno esplorato trasversalmente audio e video nell'arco di 12 anni di attività. Cane Capovolto pubblica autonomamente cortometraggi e film-acustici in due linee editoriali: "Il futuro è obsoleto" e "Film acustici". Non possiamo ignorare la funzione repressiva dell'arte in una società che ha un disperato bisogno di astrazione e creatività per sopravvivere. Il loro lavoro è il prodotto di questa consapevolezza.

- Bonciolini Giacomo, presenta una video-installazione realizzata appositamente per il festival: "Lo spirito dell'aria" dedicata al vento in tutte le sue manifestazioni, e ambientata nella riserva naturalistica del Padule di Fucecchio. La video-installazione nasce da un'idea, una sensazione che ha portato l'autore più volte nella zona paludosa nel corso degli anni, all'inseguimento di qualcosa di indefinito che forse riesce ad emergere, nella scomposizione-ricostruzione operata. Tecnicamente il lavoro nasce dalle esperienze che l'autore ha effettuato con le sculture sonore, il video e la fotografia nel corso degli anni '70-'80. Esperienza arricchita dal recente lavoro del "Giardino sonoro", realizzato con gli artisti e i musicisti del gruppo Timet, con cui ha collaborato per circa due anni.

- Ceragioli Piero , vive fra Pisa, Firenze, Pistoia e Paraty in Brasile, artista di grande forza espressiva. I suoi lavori, permeati di un'energia primordiale, quasi tribale, emergono dalla forza bruta del caos. Talvolta la loro connotazione è quella di una protesta urlata, altre volte, come nel lavoro che espone in questa occasione, si esprimono con l'eleganza di una venere della foresta;

- Correnti Enzo , performer, si esibirà in "Pit stop per la non violenza" utilizzando lunghi rotoli di carta per creare la sua opera estemporanea, coinvolgendo il pubblico presente come per inglobarlo in una grande scultura vivente, come inno alla non violenza;

- Fresu Ignazio, scultore, attivo dal 1976 sia in Italia sia all’estero con collaborazioni importanti, presenterà un’installazione intitolata "Tutte le cose che abbiamo visto e preso, le lasciamo; quelle che non abbiamo visto né preso, le portiamo con noi". Il titolo, un "aforisma" dell'antica Grecia, è tratto da un frammento di Eraclito che ripropone come enigma sulla conoscenza dell'immediato: l'inganno in cui gli uomini cadono riguardo alla conoscenza delle cose manifeste, è il non riconoscimento dell'unità e della reciproca implicazione degli opposti, qui esemplificati dalla doppia congiunzione-opposizione vedere-prendere/non vedere-non prendere.

postato da: ignaziofresu alle ore 22:43 | Permalink |
categoria:mostre, press review